PRESENTAZIONE ICONA S. MARIA MADDALENA DE’ PAZZI

PRESENTAZIONE ICONA
S. MARIA MADDALENA DE’ PAZZI

“Chi ti condusse in terra, o Verbo? L’amore.
Chi ci conduce in cielo? Il sangue” (da “I colloqui”)

L’iconografo nel dipingere un’icona non è sostenuto dall’estro creativo, dalla capacità di tradurre in immagine ciò che gli si muove dentro. In questa prospettiva l’iconografo non è un artista, ma una persona che mette le proprie capacità a servizio del mistero di Dio che si rivela. Che si è rivelato nel volto del Figlio, Gesù Cristo, “Verbo umanato” direbbe Maddalena, e che continua a rivelarsi in quell’icona vivente che è l’uomo aperto al Mistero, disponibile a lasciarsi modellare, plasmare, trasfigurare da e in Esso.

L’ icona si legge sempre alla luce della Parola di Dio, perché la “Parola fatta carne” (Gv 1,14) è porta di accesso al mistero di Dio. Anche l’esperienza di Maria Maddalena de’ Pazzi, il suo cammino di conformazione a Cristo Sposo – la sua Pasqua – deve essere letta alla luce di quella Parola di cui lei si è nutrita, sulla quale ha meditato, con la quale è entrata in dialogo, dalla quale si è lasciata quotidianamente mettere in movimento.
Nel pensare a questa icona, mi chiedevo quale potesse essere la Parola portante, centrale nell’esperienza di Maddalena. E mi tornava costantemente un ritornello: “Umanato Verbo, svenato Agnello”, l’Incarnazione e la Redenzione, praticamente un mare vastissimo. Come sintetizzare? Intuivo solo che nell’icona doveva esserci l’Agnello immolato: Lui è la sintesi!

Il passo biblico che mi ha quindi guidato in quest’avventura è Ap 5,1-14.

Nel capitolo precedente, l’autore dell’Apocalisse ci introduce nel mistero del Dio creatore e provvidente attraverso “una porta aperta nel cielo” (Ap 4,1); nel capitolo successivo, ci fa assistere all’apertura dei “sette sigilli” che tengono chiuso il libro (Ap 6,1ss). Al centro abbiamo il brano di riferimento in cui contempliamo la scena condensata nella lunetta in alto: i cieli dei cieli, dove sta l’Agnello immolato, seduto sul libro sigillato. Questo è uno dei canoni con cui l’iconografia (i mosaici in particolare) ripropone l’episodio.
Siamo immersi in questa immensa liturgia celeste, al centro della quale domina “un trono, e sul trono Uno stava seduto” (Ap 4,2). Nella mano destra tiene un “libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli” (Ap 5,1).
Cos’è questo libro? E’ il libro segreto che contiene il piano di Dio, è il suo progetto sulla storia dell’uomo, la risposta ai “perché” dell’umanità. E’ il senso della vita di ciascuno, il valore degli eventi di cui si compone. Che sia sigillato con “sette sigilli” vuole significare che è sigillato in modo assoluto e, dato che un sigillo identifica il proprietario, questo libro – o rotolo – appartiene totalmente a Dio.
Si pone allora il problema “Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?”(Ap 5,2). Chi può fare questo? La filosofia, la scienza, una delle tante nuove o antiche ideologie?
“Nessuno né in cielo, né in terra, né sottoterra era in grado di aprire il libro e guardarlo”(Ap 5,3): l’umanità, corrotta dal peccato, posta di fronte al mistero insondabile di Dio, di fronte al senso della vita, sperimenta tutta la sua impotenza.
L’unica risposta è il Cristo morto e risorto.
Il Cristo-Agnello sta “in mezzo al trono” (Ap 5,6), cioè al centro dell’azione di Dio.
La figura dell’Agnello posta al centro, è il richiamo simbolico al mistero pasquale di morte e risurrezione e, quindi, al grande evento della redenzione. “Il Verbo se ne sta nel seno del Padre come morto, tacendo e parlando, facendosi cieco e vedendo ogni cosa, scegliendo di non operare mentre è quello che opera” (RE, 754), così lo contempla Maddalena: è l’opera della Redenzione da sempre, e per sempre, presente nella mente e nel cuore di Dio.

Cristo è il vero Agnello che, dando compimento alla figura antica, inaugura il passaggio da questo mondo al Padre. “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti …”(Ap 5,9-10).
Il Cristo-Agnello ha il potere perché è stato immolato: proprio perché è stato ucciso, ha vinto e può rivelare il senso della storia e della vita di ogni uomo. E questa sua capacità è offerta a tutta l’umanità che l’Agnello ha redento e riscattato, chiamata a collaborare all’opera di redenzione attraverso quella mediazione sacerdotale che è propria del popolo: “popolo sacerdotale” attraverso l’immersione nel mistero pasquale di Cristo.

Maddalena – che non ha studiato teologia dogmatica, spirituale, biblica … ma che è semplicemente una donna aperta all’azione dello Spirito di Dio che opera attraverso la Parola, i Sacramenti e la Comunità, o la storia, dove lei è inserita – intuisce tutto questo, lo penetra e oggi – come ieri alle sue consorelle – viene a ridirlo a noi.
Siamo nella settimana dello Spirito Santo, raccolta nel libro “Rivelazioni e Intelligenze”, e Maddalena è chiamata a contemplare l’opera della Trinità nella storia della salvezza, attraverso l’immagine dei “dodici canali” che ne sono una manifestazione progressiva. Il dodicesimo canale è quello “definitivo”e “riguarda i disegni fatti ab aeterno dalla SS. Trinità: il disegno di creare gli angeli e le creature, il disegno di mandare il Verbo e il disegno di glorificare la creatura”(RE, 768).
“Chi rende l’opera manifesta non è né il Padre, né il Verbo, né lo Spirito Santo, ma il Sangue che esce dalle viscere del Verbo incarnato”(RE, 754).

Secondo l’intuizione di Maddalena, il Sangue, nel corso di tutta l’opera della salvezza – che ha inizio nel seno della Trinità e, passando attraverso il mistero dell’Incarnazione, Passione e Morte del Figlio, si conclude nel seno della Trinità – ci manifesta l’amore del Padre, quasi a farci vedere, toccare con mano com’è il Padre, come ama la Trinità tutta, così che l’uomo possa essere capace di comprendere e penetrare il mistero divino.
Attraverso l’immagine del “Verbo che sta come morto nel seno del Padre”, Maddalena sottolinea che la passione di Gesù è il centro focale del consiglio divino. La passione ha inizio nel seno del Padre ed è sempre lì che trova il suo compimento.
“L’undicesimo canale”, dice Maddalena, manifesta il disegno di creare e glorificare l’uomo perché possa partecipare della bontà divina e di “ricreare la creatura già creata” quando questa invaghendosi “del suo proprio essere volle farsi più grande dello stesso Dio che l’aveva creata” (RE, 762) e quindi peccò rendendosi così incapace di comprenderlo (Dio) e “di ricevere i suoi doni” (RE, 762). Nacque, allora, un nuovo progetto da parte del Verbo che fu quello di incarnarsi, ricreando la creatura “col patire e lo spargimento del sangue” rendendola nuovamente capace di diventare partecipe della natura divina (RE, 762).
Il Verbo presente nel seno del Padre è quindi già un Verbo Redentore.
E’ l’Agnello immolato che sta ritto al centro del trono di Dio; è il Verbo “passus et gloriosus”.
Anzi, proprio il peccato dell’uomo dà al progetto divino una forza maggiore: “Se Adamo non avesse peccato” dirà la persona del Padre a Maddalena “vi avrei introdotto in paradiso,sì, e il Verbo si sarebbe incarnato, sì, ma sarebbe stato soltanto glorificatore e non trionfatore” (CO, 554) perché in parte sarebbe stata anche opera dell’uomo. Mentre la gloria di cui l’uomo può godere è il frutto di un maggior amore di Dio, se così si può dire, nei suoi confronti, manifestato appunto con lo spargimento del Sangue.

Ecco, l’uomo è chiamato a vivere immerso in questo “fondo rosso”, immerso nel Sangue, immerso nell’amore rivelato dall’Umanato Verbo e Svenato Agnello.

Maddalena vive questo come esperienza portante nella sua vita.
Nell’icona la vediamo con la mano sinistra nell’atto di ricevere, accogliere questo Sangue, di accogliere questo mistero di amore che supera ogni comprensione meramente umana.
E’ la Sposa che si conforma allo Sposo.
Il capo leggermente reclinato vuole indicare il porsi in ascolto della Sposa alla voce dello Sposo, vuole indicare la docilità della Sposa “che in tutto si va assomigliando allo Sposo”(cf. RC, 1223).
Perché l’unione con lo Sposo conduce la Sposa a compiere le stesse azioni dello Sposo; e qual è l’azione dello Sposo? Come lo Sposo rigenerò la generazione umana, così la Sposa dovrà rigenerare a Lui le creature: “Con che mezzo lo farà? La farà col sangue, cioè mediante il sangue da te sparso, Verbo, che essa offre e rioffre per le anime che andrà così purificando, lavandole in quel sangue. E poi condurrà le anime a te, Verbo, per mezzo del sangue che attrae e attira più della calamita il ferro”(CO, 462).

La mano destra di Maddalena è rivolta verso l’alto non solo perché questa posizione nell’iconografia indica la professione di fede, ma anche per rendere visibile l’atto di offerta del Sangue, che è una delle preghiere che Maddalena recita per tutti i membri della Chiesa (CO, 466-492) – e non solo – spesso sintetizzata in una piccola giaculatoria “Sangue prezioso di Gesù, sparso con tanto fuoco d’amore, miserere nobis”(CO, 311).
E’ la Sposa anima che rigenerata lei stessa dal Sangue, partecipa al rinnovamento della Sposa Chiesa, ed è la Sposa Chiesa che immergendo la Sposa anima nella fonte di Sangue, procedente dall’umanato Verbo, mediante i sacramenti del Battesimo e della Penitenza – che da questa fonte traggono forza- le ridona l’innocenza e la purità che aveva perso col peccato (cf. CO, 626).
E’ il ministero sacerdotale, cui si accennava sopra, affidato a tutto il popolo cristiano (e non solo a Maddalena, o alle monache, o ai frati): è il “ministero del Sangue”, perché chi vive di Sangue, deve far vivere di Sangue. E’ l’invito che Maddalena ci rivolge, di far conoscere “il prezzo del sangue dello Svenato Agnello e far sì che non sia disprezzato”(RC, 1234).
Ci perderemmo se volessimo elencare tutti gli effetti del Sangue sull’anima!

Per concludere solo un accenno alla Vergine Maria, attraverso due immagini.

La prima è tratta dal libro dei Quaranta Giorni, 13 luglio 1584: Maddalena durante la celebrazione eucaristica vede la Vergine Maria “tuffare” un aspersorio nel costato di Gesù ritraendolo bagnato di sangue con cui aspergeva il confessore e le monache.
Maria è immagine per eccellenza della Chiesa, e in questo gesto sacerdotale, benedicente il popolo, Maria partecipa all’opera della redenzione divenendo strumento e canale della forza redentrice del Sangue del Figlio.
L’altra immagine è quella del manto. Maddalena indossa l’abito completo del manto, come si può vedere.
Nella tradizione carmelitana il manto richiama la protezione di Maria. Nelle visioni di Maria Maddalena, il manto di Maria esprime eleganza, luminosità, decoro ma soprattutto umiltà che, al pari della purità, è elemento proprio di Dio. Dice Isacco il Siro: “L’umiltà è il vestito di Dio. Chiunque riveste questo mantello nel quale il nostro creatore si è rivelato, riveste lo stesso Cristo”.
Rivestirsi di umiltà significa rivestirsi di Cristo, rivestirsi del suo Sangue sparso sulla croce che ci restituì “la veste dell’innocenza”(CO, 265).

Ciascuno di noi qui è posto nella condizione di dover e poter scegliere, se vuole o non vuole, ritrovare quell’immagine e quella somiglianza divina nella quale è stato creato. E questo, credo, sia il dramma che attraversa la storia di tutti i tempi e che la persona del Padre, in un gemito quasi di sofferenza, consegna a Maddalena:
“Ma le creature non conoscono questo mio essere, perciò non lo cercano, non lo desiderano e non lo vogliono, e se ne vanno camminando per vie storte, cercando il mio essere fuori di me.”(CO, 626)