Spiritualità

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«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.»

Gv 15,16

Stemma

Stemma monache CarmelitaneLo stemma carmelitano, a forma di scudo, presenta il simbolo del “monte” che geograficamente indica il Monte Carmelo, promontorio della Palestina che per la sua ricca vegetazione – infatti Carmelo significa “giardino” – divenne, in Israele, simbolo di grazia e di prosperità; perciò indica il «vero monte» che è Cristo, “luogo” di incontro e unione con Dio, “luogo santo” da scalare con «mani innocenti e cuore puro» (Sal 24,4). La «stella» posta al centro del monte è Maria, “bellezza” del Carmelo, colei che si apre totalmente alla Parola di Dio non solo dicendo “sì”, ma divenendo lei stessa “sì” alla Parola che, in lei, trova ampio spazio per potersi incarnare ed entrare, con volto umano, nella storia. Maria è la “nuvoletta” che Elia vede salire dal mare, per divenire “pioggia ristoratrice” (cfr. 1 Re 18,42-45), fonte della Grazia racchiusa nel mistero di Gesù, che ridona vigore alla nostra speranza, che c’invita a salire verso di lui che è il “vero monte” del Carmelo. Maria è la perfetta discepola, la prima in cordata nella “scalata” del monte, c’insegna che per giungere allo “splendore” del Carmelo bisogna passare di altura in altura, di monte in monte (cfr. Mt 5,1-12; Mc 9,2-8; Lc 22,39-46; Gv 19,17-30) nel quotidiano travaglio della carità fraterna.

Il beato Tito Brandsma, carmelitano, martire a Dachau (1942), diceva che la vocazione del carmelitano è «divenire un’altra Maria», cioè essere spazio aperto alla Parola di Dio perché Cristo cresca in lui e possa dire con l’apostolo Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Le “due stelle”, poste nella parte superiore dello scudo, simboleggiano i profeti Elia ed Eliseo. Il primo è il simbolo di coloro che «cercano il volto di Dio» (Sal 27,8), di coloro che stanno in ascolto per cogliere la voce di Dio nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,12), perché da essa plasmati possano farsi interpreti della sua azione nella storia di ogni tempo; il secondo: Eliseo, discepolo di Elia, è colui che riceve il mantello profetico (cfr. 1 Re 19,19-21; 2 Re 2,1-13), ovvero la successione spirituale del discepolo: forma e tipo della sequela di Gesù Cristo.

Spiritualità

L’Ordine Carmelitano non ha un fondatore, ma un legislatore: Alberto Avogadro, patriarca di Gerusalemme, che si limitò a codificare ciò che era già vissuto spontaneamente da alcuni eremiti stabilitisi sul Monte Carmelo, presso la fonte, detta di Elia. Questi, negli anni 1206-1214 si rivolsero al patriarca di Gerusalemme perché li confermasse, approvando, il loro proposito di vivere in ossequio di Gesù Cristo, servendolo fedelmente con cuore puro e totale dedizione. Corrispondendo a tale desiderio, il patriarca scrisse e consegnò loro la «formula di vita» alla quale attenersi per l’avvenire. Tali disposizioni furono approvate nel 1226 da papa Onorio III; e nel 1247 da papa Innocenzo IV, con alcune variazioni e necessari adattamenti, in seguito alle persecuzioni dei saraceni che li costrinsero a lasciare la Terra Santa e a insediarsi in Europa (1236-1237), ove, pur mettendosi al servizio della Chiesa, i carmelitani mantennero sempre, come nota caratteristica, la vita di preghiera nell’assidua meditazione della Legge del Signore.

In sintesi, la «formula di vita» dei carmelitani invita quelli che vi si riferiscono, e che costituiscono l’unica famiglia carmelitana: frati, monache, suore, laici, a vivere incessantemente alla presenza di Dio, come il profeta Elia, e ardentemente testimoniarlo nel mondo, desiderando cioè che Dio sia Dio nella vita di tutti e di ciascuno, da tutti conosciuto, accolto, amato e servito. Ideale realizzabile attraverso la vitale linfa della Parola e dell’Eucaristia, in intima familiarità con Maria, madre e sorella, patrona dell’Ordine, alla quale i primi carmelitani dedicarono un oratorio sul Carmelo, per il cui onore vollero chiamarsi: “Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”. Maria è la madre a cui Gesù ci ha affidati: «Ecco tua madre!» (Gv 19,27), e che sempre ripete al cuore di tutti e di ciascuno: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).

Elia

Per i primi Carmelitani, porre la propria residenza monastica «presso la fonte», detta di Elia, vuol dire indicare un chiaro riferimento al profeta stesso, assunto come modello di ascolto orante e contemplativo della Parola di Dio. Infatti, andare ad attingere acqua alla fonte, richiama l’impegno di attingere ogni giorno a un’altra fonte, quella della Parola di Dio, vivendo, come Elia, stando alla presenza e al servizio di Dio.

Per questo Elia è il modello esemplare di contemplativo e di mistico, che – educato all’ascolto della Parola e alla preghiera perseverante – sa guardare la storia con gli occhi di Dio, per scorgervi dentro i segni della sua Presenza.

Maria

La formula vitae degli eremiti del Monte Carmelo conteneva una norma molto importante sull’oratorio in comune, che fu costruito al centro, fra le celle, e dedicato a S. Maria, attribuendole uno speciale patrocinio. Maria, così, divenne per i Carmelitani, la «Signora del luogo» e la loro patrona. Da qui il titolo di “Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”.
Maria dal momento dell’Annunciazione alla Croce indica fedelmente al carmelitano l’unica Via: Gesù Cristo, Signore unico della storia. Maria, accogliendo con docilità la volontà di Dio, invita ogni giorno il carmelitano a elevare lo sguardo per lodare il Dio delle meraviglie che guardando alla sua umiltà l’ha innalzata a Madre sua e di tutti i credenti. Con Maria i carmelitani imparano a entrare in intima relazione con Cristo, a essere totalmente disponibili alla volontà di Dio e a lasciarsi trasformare dalla Parola di Dio.

Preghiera a Maria

O Vergine del Carmelo,
riempi della tua presenza
il cammino della nostra vita.
La tua bellezza,
specchio della Bellezza divina
irradi nel mondo
mitezza, pace e armonia.
La tua tenerezza,
riflesso della Misericordia divina,
ci aiuti ad amare Dio e i fratelli
con cuore puro e buona coscienza.
La tua sapienza,
dono dello Spirito Santo,
ci educhi all’ascolto orante della Parola
e a vivere secondo i suoi disegni.
La tua vicinanza,
segno delle promesse divine,
ci insegni la solidarietà
e la carità verso i poveri.
Con il tuo esempio,
sostienici, o Maria,
nostra madre e sorella.

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«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.»

Gv 15,16

Spiritualità

L’Ordine Carmelitano non ha un fondatore, ma un legislatore: Alberto Avogadro, patriarca di Gerusalemme, che si limitò a codificare ciò che era già vissuto spontaneamente da alcuni eremiti stabilitisi sul Monte Carmelo, presso la fonte, detta di Elia. Questi, negli anni 1206-1214 si rivolsero al patriarca di Gerusalemme perché li confermasse, approvando, il loro proposito di vivere in ossequio di Gesù Cristo, servendolo fedelmente con cuore puro e totale dedizione. Corrispondendo a tale desiderio, il patriarca scrisse e consegnò loro la «formula di vita» alla quale attenersi per l’avvenire. Tali disposizioni furono approvate nel 1226 da papa Onorio III; e nel 1247 da papa Innocenzo IV, con alcune variazioni e necessari adattamenti, in seguito alle persecuzioni dei saraceni che li costrinsero a lasciare la Terra Santa e a insediarsi in Europa (1236-1237), ove, pur mettendosi al servizio della Chiesa, i carmelitani mantennero sempre, come nota caratteristica, la vita di preghiera nell’assidua meditazione della Legge del Signore.

In sintesi, la «formula di vita» dei carmelitani invita quelli che vi si riferiscono, e che costituiscono l’unica famiglia carmelitana: frati, monache, suore, laici, a vivere incessantemente alla presenza di Dio, come il profeta Elia, e ardentemente testimoniarlo nel mondo, desiderando cioè che Dio sia Dio nella vita di tutti e di ciascuno, da tutti conosciuto, accolto, amato e servito. Ideale realizzabile attraverso la vitale linfa della Parola e dell’Eucaristia, in intima familiarità con Maria, madre e sorella, patrona dell’Ordine, alla quale i primi carmelitani dedicarono un oratorio sul Carmelo, per il cui onore vollero chiamarsi: “Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”. Maria è la madre a cui Gesù ci ha affidati: «Ecco tua madre!» (Gv 19,27), e che sempre ripete al cuore di tutti e di ciascuno: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).

Stemma

Stemma monache CarmelitaneLo stemma carmelitano, a forma di scudo, presenta il simbolo del “monte” che geograficamente indica il Monte Carmelo, promontorio della Palestina che per la sua ricca vegetazione – infatti Carmelo significa “giardino” – divenne, in Israele, simbolo di grazia e di prosperità; perciò indica il «vero monte» che è Cristo, “luogo” di incontro e unione con Dio, “luogo santo” da scalare con «mani innocenti e cuore puro» (Sal 24,4). La «stella» posta al centro del monte è Maria, “bellezza” del Carmelo, colei che si apre totalmente alla Parola di Dio non solo dicendo “sì”, ma divenendo lei stessa “sì” alla Parola che, in lei, trova ampio spazio per potersi incarnare ed entrare, con volto umano, nella storia. Maria è la “nuvoletta” che Elia vede salire dal mare, per divenire “pioggia ristoratrice” (cfr. 1 Re 18,42-45), fonte della Grazia racchiusa nel mistero di Gesù, che ridona vigore alla nostra speranza, che c’invita a salire verso di lui che è il “vero monte” del Carmelo. Maria è la perfetta discepola, la prima in cordata nella “scalata” del monte, c’insegna che per giungere allo “splendore” del Carmelo bisogna passare di altura in altura, di monte in monte (cfr. Mt 5,1-12; Mc 9,2-8; Lc 22,39-46; Gv 19,17-30) nel quotidiano travaglio della carità fraterna.

Il beato Tito Brandsma, carmelitano, martire a Dachau (1942), diceva che la vocazione del carmelitano è «divenire un’altra Maria», cioè essere spazio aperto alla Parola di Dio perché Cristo cresca in lui e possa dire con l’apostolo Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Le “due stelle”, poste nella parte superiore dello scudo, simboleggiano i profeti Elia ed Eliseo. Il primo è il simbolo di coloro che «cercano il volto di Dio» (Sal 27,8), di coloro che stanno in ascolto per cogliere la voce di Dio nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,12), perché da essa plasmati possano farsi interpreti della sua azione nella storia di ogni tempo; il secondo: Eliseo, discepolo di Elia, è colui che riceve il mantello profetico (cfr. 1 Re 19,19-21; 2 Re 2,1-13), ovvero la successione spirituale del discepolo: forma e tipo della sequela di Gesù Cristo.

Elia

Per i primi Carmelitani, porre la propria residenza monastica «presso la fonte», detta di Elia, vuol dire indicare un chiaro riferimento al profeta stesso, assunto come modello di ascolto orante e contemplativo della Parola di Dio. Infatti, andare ad attingere acqua alla fonte, richiama l’impegno di attingere ogni giorno a un’altra fonte, quella della Parola di Dio, vivendo, come Elia, stando alla presenza e al servizio di Dio.

Per questo Elia è il modello esemplare di contemplativo e di mistico, che – educato all’ascolto della Parola e alla preghiera perseverante – sa guardare la storia con gli occhi di Dio, per scorgervi dentro i segni della sua Presenza.

Maria

La formula vitae degli eremiti del Monte Carmelo conteneva una norma molto importante sull’oratorio in comune, che fu costruito al centro, fra le celle, e dedicato a S. Maria, attribuendole uno speciale patrocinio. Maria, così, divenne per i Carmelitani, la «Signora del luogo» e la loro patrona. Da qui il titolo di “Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”.
Maria dal momento dell’Annunciazione alla Croce indica fedelmente al carmelitano l’unica Via: Gesù Cristo, Signore unico della storia. Maria, accogliendo con docilità la volontà di Dio, invita ogni giorno il carmelitano a elevare lo sguardo per lodare il Dio delle meraviglie che guardando alla sua umiltà l’ha innalzata a Madre sua e di tutti i credenti. Con Maria i carmelitani imparano a entrare in intima relazione con Cristo, a essere totalmente disponibili alla volontà di Dio e a lasciarsi trasformare dalla Parola di Dio.

Preghiera a maria

O Vergine del Carmelo,
riempi della tua presenza
il cammino della nostra vita.
La tua bellezza,
specchio della Bellezza divina
irradi nel mondo
mitezza, pace e armonia.
La tua tenerezza,
riflesso della Misericordia divina,
ci aiuti ad amare Dio e i fratelli
con cuore puro e buona coscienza.
La tua sapienza,
dono dello Spirito Santo,
ci educhi all’ascolto orante della Parola
e a vivere secondo i suoi disegni.
La tua vicinanza,
segno delle promesse divine,
ci insegni la solidarietà
e la carità verso i poveri.
Con il tuo esempio,
sostienici, o Maria,
nostra madre e sorella.

  • «Indossate l'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue»
    Ef 6,11-12
  • «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi»
    Gv 15,16
  • «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi,non passare oltre senza fermarti dal tuo servo»
    Gen 18,3
  • «Se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare con la sua condotta di prima, l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli»
    Ef 4,21-24
  • «Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre; tu mi inizieresti all'arte dell'amore»
    Ct 8,2
  • «Prendete il mio giogo sopra di voi»
    Mt 11,29
  • «La rivelazione delle tue parole illumina, dona intelligenza ai semplici»
    Sal 119,130
  • «Rimanete in me.»
    Gv 15,4
  • «Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vita, così neanche voi se non rimanete in me»
    Gv 15,4
  • «Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare»
    1 Re 17,4
  • «Chi potrà salire il monte te Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo?»
  • «Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria la madre di Gesù»
    At 1,14
  • «Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi e non vi respingerò. Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi sarete mio popolo»
    Lv 26,11-12
  • «Sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola»
    Sir 48,1
  • «Guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità»
    2 Ts 3,12
  • «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.»
    Gv 15,12
  • «Il viaggio continua...»
  • «Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi»
    Ef 5,1
  • «Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto»
    Gv 15,7
  • «Io vi ho condotti in una terra che è un giardino, perché ne mangiaste i frutti e i prodotti»
    Ger 2,7
  • «Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere»
    At 2,42
  • «Non vivo più io, ma Cristo vive in me»
    Gal 2,20
  • «"Figlio dell'uomo... apri la bocca e mangia ciò che io ti do"... Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele»
    Ez 2,8-3,3
  • «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio»
    Is 40,3